Blog del Dott. Luca Giangrande ad uso e consumo dei suoi pazienti e non.
Pensato per approfondire e discutere sulla salute e la qualità della vita in un mondo sempre più ripiegato su se stesso e sul personale, dove è necessario invece ritrovare il gusto della cooperazione ed aiuto reciproco.

Naturalmente io sono quello con la barba!

lunedì 12 settembre 2011

Educare un bambino


Casa significa oggi educare un bambino?
In senso relativo, fargli assumere quei comportamenti adatti a integrarlo al meglio nel tipo di società dove vivrà.
Per cui la prima domanda che dobbiamo porci è: quali sono i valori che la nostra società considera desiderabili e che andranno perseguiti?
Nel nostro tessuto sociale, dove successo e denaro sono ai primi posti, può sembrare che ogni comportamento debba essere piegato ad essi. Ne consegue che cinismo ed egoismo possano essere considerati tratti desiderabili dell’educazione dei nostri figli?
Cosa deriverebbe dall’aumento percentuale di soggetti egoisti e cinici nel contesto della popolazione? Superata una certa quota la società si disgrega e non è più in grado di automantenersi.
Anche in questa società  consumistica dove avere sembra prevalere in assoluto sull’essere, i valori positivi in “assoluto” coincidono alla fine con i valori positivi “relativi”.
E’ ancora desiderabile che alla base di una educazione vi sia l’abitudine all’altruismo e alla pietà !
Quali altri “paletti” dobbiamo porre perché il nostro futuro uomo sia ben integrato e possa sviluppare tutte le sue potenzialità?
Sicuramente il riconoscimento dell’autorità, sia essa rappresentata inizialmente dai genitori e poi dallo stato, ma anche lo sviluppo delle capacità critiche  perché possa , se necessario, ribellarsi a quella stessa autorità quando si rivela inadatta allo sviluppo della situazione.

E’ evidente che a un bambino di pochi anni non si possono fare discorsi sui massimi sistemi e pretenderne la comprensione.

L’apprendimento dovrà avvenire sulle piccole cose quotidiane ed essenzialmente su due basi:
1)     l’esempio – se vogliamo che nostro figlio si comporti in una certa maniera, dobbiamo comportarci noi in quel modo.
2)     L’abitudine – rinforzare il comportamento positivo con un atteggiamento premiante e quello negativo con un atteggiamento punente.

E’ importantissimo che non ci siano deroghe da parte nostra a questo modo di fare. Se a un certo comportamento del bambino che abbiamo deciso di considerare negativo per lo scopo educativo che ci prefiggiamo, facciamo seguire una volta un premio e un'altra una punizione non faremo che confondere il piccolo che non imparerà mai il comportamento adeguato, ma che anzi sfrutterà la nostra scarsa fermezza per ottenere quello che vuole lui.
Dal suo punto di vista per lui è importante ottenere il soddisfacimento del bisogno immediato, non è in grado di posticipare questo bisogno per uno scopo futuro più desiderabile. E’ l’adulto che ha questa capacità e deve trasmetterla pian piano al bambino.

Un esempio potrà chiarire meglio:
Il bimbo ha fame ma quando gli proponiamo la minestra di verdure non la vuole. Il genitore gli offre l’alternativa di uno yogurt. Al bimbo lo yogurt piace e lo mangia. Il bimbo è stato premiato perché non ha mangiato la minestrina! D’ora in poi la rifiuterà  sperando di ottenere lo yogurt!
Il bimbo vuole soddisfare il suo bisogno immediato di alimento dolce, il genitore sa che una alimentazione a base esclusivamente dolce è squilibrata e tenderà a educare il bimbo verso una alimentazione variata e perciò più completa che a medio – lungo termine garantirà una salute migliore.

Come doveva comportarsi il genitore quando il proprio figlio rifiutava la minestra? Doveva somministrare una punizione per esempio non dando alternative alimentari immediate. A merenda avrebbe poi dato lo yogurt che essendo stato somministrato a distanza dal comportamento negativo del bimbo, non avrebbe più avuto la caratteristica di premio!

I premi e le punizioni vanno decisi preventivamente dai genitori e da tutti i parenti in modo da essere sempre gli stessi nella medesima situazione. L’abitudine può essere data  solo dalla ripetizione dello stesso comportamento.

Ci sono altre condizioni indispensabili perché si possa educare un bimbo con il metodo del premio e della punizione:
1)     la punizione e il premio deve essere quanto più possibile commisurata all’entità del comportamento.

A una piccola infrazione deve corrispondere una piccola punizione (sempre quella), aumentata se l’infrazione si ripete o aumenta d gravità. Così per i premi.

2)     La punizione deve essere vissuta come punizione e il premio come premio altrimenti non funziona.

In quali casi la punizione non viene vissuta come tale? Se il bimbo non riceve sufficienti attenzioni e amore nei suoi  comportamenti neutri, dove non è necessario né l’atteggiamento punitivo né quello premiante, quando riceverà una punizione per un comportamento inadeguato la vivrà come un premio perché finalmente qualcuno gli dà attenzione. Continuerà a comportarsi “male” per essere punito visto che a lui quella punizione “piace”
Viceversa anche un premio può non essere per nulla gratificante! Questo succede quando il bimbo è “premiato troppo” o quando non serve! L’esempio classico è il bimbo che ha tutto, i cui bisogni vengono soddisfatti prima che li manifesti! Il bimbo al quale non interessano i giocattoli perché ne ha casa piena, o non piacciono più i dolci perché gli vengono offerti in ogni occasione ( non sono più un premio!).

In conclusione il genitore dovrebbe:

1)     Garantire una base di amore incondizionato da elargire in ogni situazione neutra.
2)     Centellinare giochi o dolci ed ogni atteggiamento consumistico che ne faccia perdere il valore rendendo routine il tutto.
3)     Individuare gli obiettivi dell’educazione, sia alimentare che comportamentale e di fondo,
4)     Accordarsi con i familiari per una omogeneità di comportamento e stabilire un sistema punente o premiante.
5)     Applicare con autorevolezza tale sistema alle singole eventualità.

Troppo schematico? E’ possibile, però funziona!

I limiti di questo modus operandi sono che esso è valido solo se il bimbo passa molto tempo in famiglia. Se e quando comincia la scolarizzazione, subirà le influenze di un ambiente non più controllato secondo i parametri esposti. Un bimbo abituato a dire la verità comincerà a dire bugie, un bimbo altruista , capirà che in certi casi l’egoismo è preferibile.
Se però i valori positivi e i comportamenti relativi sono stati impressi nel piccolo nei primi anni e l’esempio familiare continua ad essere virtuoso, le deviazioni dovute all’ambiente extrafamiliare avranno buone possibilità di non snaturare l’educazione data ma anzi di temprare e rinforzare il carattere di vostro figlio preparandolo alle possibili difficoltà del vivere nel mondo reale anziché nella bolla ideale della propria famiglia.
Una solida educazione sarà la condizione necessaria e sufficiente per permettere al futuro ragazzo di affrontare l’adolescenza e il progressivo, indispensabile, distacco dalla famiglia.

Ma questo è un altro argomento e lo affronteremo in un altro eventuale post.

10 commenti:

  1. In ogni caso la parola d'ordine è coerenza!
    Dott. Giangrande, confesso che mi sto chiedendo come faccia a trovare il tempo anche per un blog, ma poco importa...lei è una forza! Benvenuto nella blogosfera!
    Noi ci vediamo all'appuntamento di domani così le farò i complimenti di persona!

    Diana (Blogger e mamma di Leonardo e Sofia)

    RispondiElimina
  2. Grazie, posta pure quando vuoi, ciao

    RispondiElimina
  3. Sono d'accordo con lei, Dottore. Si tratta di comportamenti che dovrebbero essere applicati sempre, anche se può risultare difficile a volte.

    Mi fà piacere che abbia creato questo blog: ci pùò essere davvero utile per chiarire dubbi e avere utili consigli.
    Fabiana (mamma di Sofia)

    RispondiElimina
  4. Nelle intenzioni dovrebbe diventare quello che fin'ora sono stati gli scambi di mail, soltanto che le risposte, se di interesse pubblico, le dò qui sopra così possono leggerle tutti!
    Se avete argomenti che vi interessano ci apriamo un altro post.
    Ciao

    RispondiElimina
  5. mi chiedo perchè tutti i consigli possibili sono 'contro' (anche se apparentemente) i piccoli, cioè diretti ad un certo tipo di bimbo superaccessoriato e mai si parla dell'inadeguatezza di un genitore che si permette dall'alto dei suoi poteri di (passatemi il termine) umiliare il piccolo indifeso, con la scusa che sta insegnando al piccolo a vivere. Quando ci si trova davanti ad un genitore di questa specie che si fa? visto che si crede un padreterno... e che non accetta critiche. Non sto scherzando... Faccio un esempio. Il genitore in questione versa una bibita in 2 bicchieri (x sè e x altra persona presente, omettendo di chiedere al bambino di 7 anni se ne vuole). Il bambino allunga furtivamente la mano x assaggiarne e il padre con tono autoritario: non ti permettere! me l'hai chiesto? non ne avrai." Anche qui si trattava di incanalare la richiesta del bimbo in una forma educativa, a me è sembrata piuttosto una vessazione. Così altri interventi non commisurati. Strozziamo il padre? che pur arriva a casa pieno di regali giornalieri per il bambino. Non so che dire. La nonna

    RispondiElimina
  6. Molto pertinente la tua osservazione! In effetti non bisogna confondere autorevolezza con autoritarietà! Se hai letto bene il post, avrai notato che comunque va garantita una base di amore incondizionato e che deve essere sempre presente l'esempio del genitore! Altrimenti passa l'insegnamento che ciò che fa il genitore è comunque sempre giusto e non si sviluppa il senso critico!
    E' evidente che il papà da te citato ha avuto quel tipo di esempio dal proprio genitore e non fa che ripetere acriticamente il modello.
    Non so come bisogna comportarsi con questo tipo di genitori: è evidente che stà sbagliando, ma come farglielo capire? Mai umiliare il proprio figlio, rimarrà un segno per tutta la vita.

    RispondiElimina
  7. Forse non è colpa del papà del genitore, bensì dell'incapacità del genitore stesso di 'farsi ascoltare'. E' troppo nervoso e vorrebbe risposte subito, nel momento in cui le chiede. Con i bambini invece ci vuole pazienza, dar loro il tempo di 'capire' quella richiesta e il suo perchè. Infatti il bambino con me ha un altro comportamento: sensibile e riflessivo, deve prendersi il suo tempo per convincersi che quella cosa va fatta come vuole l'adulto. E di solito accondiscende. Se ti imponi (tipo: è così perchè va bene così) ottieni niente ed ecco che ti serve il tono e le minacce ('ti sbatto fuori di casa'). Col bambino il 'vai a letto senza cena' non gli fa una piega... C'è un testo da lasciare sul tavolo per il papà? la mamma non ne salta fuori...

    RispondiElimina
  8. Testi ce ne sono vari, cerco le referenze e li posterò nell'immediato, però in questo caso mi sembra che esista un conflitto irrisolto più profondo che andrebbe trattato con un minimo di psicoterapia, anche di coppia. A volte bastano poche sedute e la guida di una terza parte può indirizzare sulla giusta via

    RispondiElimina
  9. già... ci ho provato a organizzare una prima chiaccherata con una psicoterapeuta mia ex collega, ma lui non vuole, non ha tempo, dice. Il libro era per far qualcosa, visto che lui legge veramente di tutto, di qualsiasi argomento, tranne psicologia & affini. Grazie per l'interessamento ma penso ci sia poco da fare su più fronti (pensate che se il genitore in questione 40enne è al ristorante con voi e uno di voi ordina la stessa pizza sua, lui cambia l'ordine - non dà spiegazioni per questo e anche per altro - sistemo il suo cassetto di calzini per dare una mano a mia figlia che ce l'ha dura con 3 figli piccoli, arriva lui e mi chiede cosa sto facendo che lui a me non ha chiesto niente). Più scrivo più penso che ci sia poco da fare... E comunque La ringrazio per l'attenzione anche per quella che da anni mi ha sempre rivolto - ci siamo sentiti via email)

    RispondiElimina
  10. Per cats'mary, non ho pubblicato il tuo post perchè oramai diventava troppo personale. Se vuoi però puoi scrivermi direttamente lucagiangrande.ped@inwind.it oppure postare commenti di interesse comune.
    Per i libri da regalare al genitore in oggetto penso che siano adatti:
    come allevare un bambino felice (feltrinelli) oppure , La gioia di educare (einaudi)

    RispondiElimina